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venerdì 9 marzo 2012

Trent'anni


Chi scrive compirà trent’anni tra una settimana. Incredibile ma vero.
Sui banchi di scuola o all'università il tempo sembrava non passare mai. Poi, improvvisamente, gli anni hanno preso la rincorsa. Quello dei trent'anni è un compleanno che spaventa e inquieta nel profondo. Forse il più temuto in assoluto. Perchè quando hai vent’anni all’età non ci pensi e sorridi al futuro, quando ne hai quaranta hai già imparato a conoscerti a fondo e trovato una tua dimensione, serena o malinconica che sia. A trent’anni, invece, sei nella terra di mezzo. Ancora irrealizzato, insicuro, confuso, disorientato. Bombardato da esigenze discordanti. In pieno, tumultuoso e tragicomico disordine personale, non sai che pesci pigliare e vorresti solo del tempo ma il tre che fa capolino come prima cifra della tua età ti dice datti ‘na mossa, o sarà troppo tardi. Quel numeretto scatta all’improvviso come le catene di un ponte levatoio che ti chiude l’accesso al castello beato della spensieratezza. E lascia un senso scomodo di perdita, di rimpianto per non esserti goduto fino in fondo le danze di corte cui ora non sei più invitato. C’è però chi a trent’anni ne ha già cinquanta. Magari sistemato con moglie e figli e lavoro sicuro, passa le serate spaparanzato sul divano ad abioccarsi davanti alla tv, aspettando che commare Tempo passi ad imbiancargli i capelli e a dilatargli la pancia.  
Chi scrive, però, appartiene piuttosto al popolo della terra di mezzo. E sa di essere in buona compagnia. Il mondo pullula di trentenni nella terra di mezzo. Cacciati bruscamente dallo sfavillante castello della spensieratezza e condannati a vagare nelle sterpaglie senza una meta ancora identificata. Ed e a tutti loro che mi rivolgo, incluso me stesso.
Cari trentenni che camminate miopi tra i rovi della terra di mezzo, per favore, cercate di dimenticare i luoghi comuni sulla vostra età. Tutti quelli che dicono che è giunto il momento delle responsabilità, che la giovinezza è finita, che bisogna costruirsi un futuro solido al più presto, e altri mattonate del genere. I luoghi comuni sono trappole infauste che imprigionano e inaridiscono la complessità e la bellezza del reale. I luoghi comuni sono roba da pigri e da gente senza immaginazione. Trent’anni sono solo ventinove più trecentosessantacinque giorni. E’ solo colpa della fottuta numerazione decimale se adesso la prima cifra della vostra età scatta di una posizione. Ma la numerazione decimale è un artifizio matematico, e non c’azzecca nulla con la morbidezza della pelle della vostra fronte, con la spontaneità del vostro sorriso, con il vostro desiderio di specchiarvi negli occhi scuri di una bella brunetta dopo aver bevuto insieme una bottiglia di Falaghina al chiaro di luna senza pensieri che non siano quelli di una sera.
La Storia, quella di questi anni, non vi è amica, cari trentenni della terra di mezzo. E forse vi toccherà lottare per renderla più docile. Ma far luce tra le sterpaglie per trovare tracce di un sentiero che convergerà poi in una vera e propria strada asfaltata è un compito che non spetta alla Storia, nè alla fottuta numerazione decimale, nè alle mortuarie avvisaglie dei luoghi comuni. Spetta solo alla vostra energia e al vostro entusiasmo. Spetta solo a voi.
E se ancora quella fottuta cifra tre decimale vi rode, calcolate la vostra età in base venticinque piuttosto che in base dieci. E vi scoprirete appena adolescenti.
In bocca al lupo, amici miei. 


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